L'origine di
Rodi Garganico va collegata
al movimento espansionistico dei Rodii argivi che, attratti
dal clima e dalle immense pinete, nell'VIII secolo a. C.
ne colonizzarono le coste.
Secondo Cellarius e Mommsen, invece, Rodi Garganico potrebbe
essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria
distrutta dopo le guerre puniche.
Plinio, infine, fa menzione di un portus Garnae che gli
storici identificano con il
porto di Rodi Garganico,
i cui ruderi erano visibili fino agli inizi del Secolo.
Nella località sotto il castello si notano ancor'oggi le
mura difensive del porto di Rodi Garganico e, interrata
nella rupe, una botola tramite la quale si accedeva ad un
locale sul cui architrave si leggeva la scritta Tabularium.
Il tabulario, presso i Romani, era la persona addetta
alla vigilanza dei misuratori di cereali e frumento per
impedire frodi che spesso si commettevano. Quindi quella
stanzetta doveva essere il luogo dove il tabularius registrava,
portava la contabilità e teneva conservati i pesi e le misure.
Certamente, essendo l'attività marinara di Rodi Garganico
l'unica via di comunicazione del Gargano, quella
botola doveva servire ad imbarcare sui bastimenti i prodotti
agricoli di tutta la Capitanata. Un'epigrafe, un
tempo murata all'esterno del Santuario dedicato alla Madonna
della Libera, fa supporre che Rodi Garganico in epoca
romana fosse un municipio amministrato dal Comite Gneo
Suilio Mascillioni, magistrato ed esattore di tributi. Caduta
Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu
distrutta dai Goti nel 485 d. C., ricostruita nel 553 dopo
la guerra greco-gotica e attaccata dai Saraceni nel 950.
Nel 1240, alleata di Federico II, fu saccheggiata dai Veneziani
e nel 1446 fu feudo di Alfonso d’Aragona e tale rimase fino
al XIX secolo.